MUSEI ITALIANI
Esiste un'altra Italia, oltre i grandi circuiti turistici, le città d'arte e le città di villeggiatura.
E' l'Italia dei musei territoriali, etnografici, aziendali, scientifici.
L'Italia che potremmo definire dei "musei specializza­ti".

WiMu, Museo del Vino

 

Non poteva che nascere a Barolo il più innovativo museo del vino d’Italia. Qui è nato oltre 250 anni fa quello che è riconosciuto come il «re dei vini»: e precisamente nel 1751, quando si ha notizia per la prima volta di un vino denominato “Barol”.

Si inaugura domenica 12 settembre al Castello Falletti di Barolo il WiMu - Museo del Vino.  A salutare l’apertura saranno quattro giorni di spettacoli ed eventi dal titolo “Aspettando Barolo”, da giovedì 9 a domenica 12 settembre.

 

In programma concerti con grandi nomi del panorama musicale, spettacoli di teatro e performance di artisti di strada a Barolo e nelle più belle località delle Langhe.

 

Il castello dei marchesi Falletti nel cuore dell’abitato di Barolo apre le sue storiche sale per ospitare un museo che aggiunge un tassello fondamentale all’offerta turistica, culturale ed enogastronomica di questa terra acclamata come meta da visitatori e buongustai di tutto il mondo.

 

Il WiMu – Museo del Vino nasce dall’accordo tra Regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Comune di Barolo, Unione di Comuni «Colline di Langa e Barolo» ed Enoteca Regionale del Barolo, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione

 

Non si tratta di un museo tradizionale, inteso come statica collezione di «memorabilia», ma quanto di più lontano dal concetto classico di esposizione. Si tratta infatti di un viaggio emozionale tra la produzione, la cultura e la tradizione del vino, attraverso un percorso di evocazioni e suggestioni.

 

nnovazione sì, ma senza mai dimenticare che il museo sorge a Barolo, borgo immerso tra le colline più dolci delle Langhe, tutte rigorosamente pettinate a vigneto, patria del vino per eccellenza e luogo ideale per fare visita alle mille cantine del territorio, partire per la scoperta degli altri castelli che punteggiano le Langhe o tuffarsi in una delle tante osterie o ristoranti che offrono prodotti riconosciuti fra i migliori dell’enogastronomia italiana.

In uno scenario storicamente e architettonicamente importante come il castello Falletti, l’allestimento è stato concepito per rompere con le linee più tradizionali, a partire dal progetto, affidato a François Confino, già autore dell’intervento scenografico che ha interessato la Mole Antonelliana di Torino per ospitare il Museo nazionale del Cinema.

 

Il percorso di visita è una celebrazione del vino: un viaggio emozionale fra buio e luce, suoni e colore, fra realtà e mito attraverso i colori e i suoni delle stagioni, dei tempi del giorno e dell’anno. L’allestimento – come sempre in Confino – mescola rigore scientifico e didascalico e divertissement puro, citazioni colte e ironiche, trovate a volte spiazzanti ma

mai banali. Non un museo dove si «guarda» soltanto, ma dove si viene immersi in atmosfere avvolgenti, colpiti dalle suggestioni di installazioni multimediali, diorami, teatrini e cappellette, macchine e pulsanti che il visitatore può mettere in moto e azionare di persona.

 

Cinque piani aperti al pubblico per un percorso che comincia dall’alto per poi scendere fino all’Enoteca Regionale del Barolo, dal 1982 ospitata nelle antiche cantine del castello.  Il vino nel mito, come bevanda  prediletta dagli dei e dagli uomini. La nascita del vino e gli elementi fondamentali per la sua produzione: il sole, la luna, il tempo, la sapienza della mano, il lavoro. Il vino nell’arte, nella letteratura, nel cinema, nella musica, nella cucina della tradizione contadina e dell’innovazione dei grandi chef. Al piano nobile del castello viene evocato il profondo legame che da sempre unisce il vino Barolo alla famiglia Falletti e al territorio circostante, raccontato dalla viva voce degli abitanti del borgo, resuscitati per incanto da vecchie fotografie. Un omaggio anche alla storia del castello e ai personaggi illustri che lo hanno abitato, come la marchesa Juliette Colbert e l’eroe del Risorgimento italiano Silvio Pellico, che qui fu bibliotecario e del quale si conserva intatta la camera studio.

 

Si scende al primo piano seminterrato, e il vino raccontato ed evocato lascia spazio al vino degustato nella sua pienezza sensoriale: nel Tempio dell’Enoturista il visitatore troverà uno spazio luminoso e accogliente dove consultare guide e riviste specializzate, confrontarsi con esperti del vino, ma soprattutto conoscere e degustare il Barolo sotto la guida di esperti sommelier. Un’aula didattica – con i banchi in legno originali dell’antico istituto scolastico ospitato un tempo nel castello – sarà il luogo dove un «maestro virtuale» ci aiuterà a ripassare e ci... interrogherà per verificare se abbiamo imparato bene la lezione sul vino e i suoi segreti.

 

Degna conclusione del percorso, l’Enoteca Regionale del Barolo: il grande spettacolo delle etichette e delle annate del re dei vini, con la possibilità per il visitatore di trovare la propria bottiglia e portarsela a casa.

 

Il sito internet provvisorio del WiMu www.barolomuseodelvino.com prossimamente sarà sostituito da quello definitivo www.wimubarolo.it. Qui sarà possibile effettuare la visita virtuale al museo, prenotare on line le visite e acquistare il proprio biglietto. Informazioni per il pubblico: info@wimubarolo.it; per la stampa: press@wimubarolo.it






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