MUSEI ITALIANI
Esiste un'altra Italia, oltre i grandi circuiti turistici, le città d'arte e le città di villeggiatura.
E' l'Italia dei musei territoriali, etnografici, aziendali, scientifici.
L'Italia che potremmo definire dei "musei specializza­ti".

"II Meleto" di Guido Cozzano


Via Meleto
10011 Aglié Canavese
(Torino)
tei. 0124/330150

orario estivo: 10.00/12.00-15.00/19.00
orario invernale: 10.00/12.00- 15.00/19.00
chiuso lunedì e mercoledì
Piazza Luigi Rossi I
10020 Pessione frazione di Chieri (Torino)
tel. 011/94191

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Costruzione ottocentesca e un tempo casa del poeta Guido Gozzano, conserva ancora oggi gli arredi originali. Circondata da un parco e un frutteto di meli, da cui deriva il nome della casa, il Meleto cessa di essere di proprietà dei Gozzano nel 1912.

Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, viene acquistata da Edvige Gatti Facchini che si impegna a ritrovare gli arredi mancanti per renderla il più possibile simile a quella descritta dal poeta nelle sue liriche. Alla sua morte la villa passa a Francesco Conrieri che la restaurò secondo lo stile "liberty" tipico degli inizi del Novecento e la trasformò in casa-museo.

Questo è l'unico museo che permette di entrare direttamente dentro una poesia. E' proprio qui infatti uno dei luoghi letterari più conosciuti e amati dal pubblico, il salotto di Nonna Speranza.

Il Meleto era "l'eremo profondo", la casa di campagna in cui Cozzano studiava, componeva e viveva il suo disincanto di poeta liberty, ironico e intimista. Oggi la bella villa, ingentilita e restaurata ai primi del Nove­cento dallo stesso Cozzano, è passata ad altri proprietari che l'hanno conservata intatta attra­verso gli anni.

Tutto è come allora, compreso il vecchio telefono a manovella che permetteva di comunicare con il chiosco in giardino. Ci sono gli stessi quadri che contemplava Cozzano, gli stessi mobili in bambù e gli ombrellini da sole della madre del poeta. Anche la sala da pranzo, con il tavolo, le vetrine, l'antica illumuiazione, è lo specchio fedele di allora.

E poi tocca al salotto di Nonna Speranza, in cui gli arredi diventano poe­sia e la poesia diventa arredo. Vi sono conserva­te le due tele di Massimo D'Azeglio di cui parla il poeta, le miniature, i dagherrotipi, le "sedie pa­rate a damasco", il "gran lampadario vetusto" e le "buone cose di pessimo gusto" che ormai ap­partengono all'immaginario collettivo di una ge­nerazione di italiani.

La visita prosegue poi nello studio, dove si può curiosare tra le letture preferite di Cozzano, tra i suoi giornali, e sul suo tavolo di lav ro, dove egli si trasformava in un uomo moderno, pronto a rispondere a ogni sollecitazione, comprese quelle della fotografia e del cinema.

A sorpresa, scopriamo che Guido Gozzano scrisse addiritura il soggetto di un film muto, "Solo al mondo", prodotto nel 1911.

Ci sono poi le camere da letto dei fratelli, della madre e la sua, ricca dei cimeli di una vita breve, che ha lasciato il segno non solo nella cultura, ma sopratutto nella memoria.







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